Mettiamo subito le cose in chiaro: se di Los Angeles volete vedere solo l’apollineo, le palme, la luce, le pilates girls con i loro matcha latte, le boutique inarrivabili, forse è meglio che a DTLA (Downtown Los Angeles) non ci mettiate proprio piede.
Alcuni vi racconteranno che Downtown ormai è “rinata, vivace, scintillante, trendy”. Almeno per ora si tratta quanto meno di una mezza verità, o di una mezza balla, a seconda delle vostre vedute filosofiche. La verità è che DTLA concentra ed esaspera il cortocircuito urbanistico, economico e sociale che caratterizza Los Angeles e, allargando lo sguardo, la California e gli Stati Uniti in generale. È un luogo in cui la povertà più estrema convive sullo stesso marciapiede (letteralmente) con investimenti immobiliari da miliardi di dollari e con speciality coffee da 9 dollari in su.
Un giro a Downtown non è una “passeggiatina in centro”
Per un viaggiatore italiano o europeo, abituato a tutt’altra idea di centro storico e di “passeggiata in centro”, l’impatto con Downtown può essere altamente destabilizzante. Tuttavia, evitare DTLA significherebbe non guardare in faccia la bellezza oscura di questa città. Il fascino sbiadito degli edifici storici convive con la “rigenerazione urbana” (AKA gentrification) e i locali alla moda. I murales che circolano tanto su Instagram si trovano a pochi metri da situazioni ben poco instagrammabili. È una bellezza fatta anche di bruttezza, squallore, di persone e realtà che la città sembra non voler vedere. Il tutto mitigato da una perenne estate che contribuisce alle tante illusioni di Los Angeles.
Si può esplorare Downtown a piedi? Sì, ma non andando a caso. In questa guida vi propongo un itinerario dettagliato, affrontando la realtà di Downtown senza filtri e con istruzioni precise per muovervi con consapevolezza.
La realtà sulla sicurezza e il disagio
A Downtown Los Angeles la sicurezza non è una questione di “quartieri buoni” e “quartieri cattivi”. È una questione di singoli isolati, o di vie. Potete camminare lungo una via sorvegliata e pulita, svoltare l’angolo e trovare una vastissima tendopoli. La stessa City Hall, protagonista di tanti film e serie tv, è letteralmente circondata da un accampamento di senzatetto.
Per muovervi a piedi dovete avere ben chiari un paio di concetti:
- 1. Skid Row: il confine da non superare
- A est del Historic Core si sviluppa Skid Row, un’area di diverse decine di isolati che rappresenta una delle più grandi crisi umanitarie degli Stati Uniti, dove migliaia di persone con gravi problemi di marginalità sociale e tossicodipendenza vivono in accampamenti di fortuna.
- Non avvicinatevi e non addentratevi mai nel quadrilatero compreso tra 3rd Street (a nord), 7th Street (a sud), Alameda Street (a est) e Main Street (a ovest). I confini sono labili: mentre camminate lungo Broadway o Spring Street, noterete che in alcuni punti le tende aumentano sensibilmente. Restate sempre sulle vie principali.
- Il disagio che provate non significa necessariamente che ci sia un vero pericolo: anche seguendo con attenzione quest’itinerario, vedrete senzatetto ovunque, persone che urlano da sole e accampamenti sotto i monumenti storici. Nella stragrande maggioranza dei casi c’è totale indifferenza verso i turisti. Tuttavia, per noi Europei la sicurezza percepita è davvero bassa: bisogna mettere in conto un certo senso di disagio nei vari spostamenti.
Le regole d’oro per questo itinerario
- Solo alla luce del sole: questo itinerario va fatto rigorosamente di giorno, nei giorni feriali e in orari lavorativi. Nel tardo pomeriggio, quando gli uffici si svuotano e di conseguenza anche Downtown, le strade cambiano atmosfera rapidamente.
- Se potete andate nella seconda metà della settimana, così da trovare la maggior parte delle attività e gallerie dell’Arts District aperte
- Niente “esplorazioni” casuali: qui evitate di improvvisare. Se decidete di tornare di sera per bere o mangiare qualcosa, usate Uber o Lyft per farvi lasciare e riprendere esattamente davanti all’ingresso del locale.
- Attenzione: mantenete occhi aperti, borsa chiusa e passo sicuro. Ovviamente evitate di scattare foto in prossimità delle tendopoli.
Un itinerario in tre zone (da ovest verso est)
Il percorso è diviso in tre blocchi geografici:
- La Città Verticale (Bunker Hill): la Walt Disney Concert Hall, i musei The Broad e il MOCA, la funicolare Angels Flight;
- L’Historic Core e le tappe “pop”: il Bradbury Building, il Grand Central Market, i vecchi cinema di Broadway, alcune chicche architettoniche, la vista panoramica da City Hall;
- Little Tokyo e Arts District: il passaggio attraverso una delle tre Japantown degli Stati Uniti fino ai murales, alle gallerie d’arte, ai caffè e ai beer garden ricavati in ex capannoni industriali.
Durata del percorso
L’intero itinerario a piedi dura un giorno intero (potenzialmente anche di più). Se avete poco tempo o volete accorciare la giornata, potete ridurre la durata in questi modi:
- Tagliate i musei: fate solo un giro veloce alla Walt Disney Concert Hall ed evitate di entrare al The Broad o al MOCA.
- Accorciate Broadway: interrompete la discesa lungo Broadway all’altezza della 5th Street e piegate direttamente verso Spring Street.
- Saltate la City Hall: evitate di risalire fino al municipio; da Spring Street/4th prendete direttamente un mezzo pubblico o Uber/Lyft per Little Tokyo o l’Arts District.
Zona 1: Bunker Hill, la città verticale
Il nostro itinerario a piedi parte dal punto più alto di Downtown: Bunker Hill. Un tempo quartiere di sfarzose ville vittoriane, negli anni ’60 è stato completamente rasato al suolo per fare spazio a grattacieli, spiazzi di cemento e grandi istituzioni culturali.
Durante la visita potreste avere la sensazione che questa zona sia un “non luogo”. L’architettura è monumentale e bellissima, ma manca totalmente di una vera vita di quartiere. Vi ritroverete a camminare tra colossi di metallo e sfoghi creativi di celebri archistar, osservando dipendenti in giacca e cravatta che mangiano poke all’aperto a pochi metri da senzatetto accampati sulle panchine di marmo.






Walt Disney Concert Hall: l’astronave di Frank Gehry
Iniziamo dall’incrocio tra Grand Avenue e 1st Street. Anche se non doveste sapere nulla di quest’edificio iconico, nemmeno che si chiama Walt Disney Concert Hall, probabilmente l’avete visto tante volte in foto.
Il consiglio onesto
Non limitatevi a fotografare la facciata. Entrate dall’ingresso principale e chiedete di fare il tour “self guided”: si può fare quasi tutti i giorni dalle 10 del mattino alle 15 (l’ultimo ingresso è alle 14). Il percorso completo dura circa un’ora, ma si può tranquillamente fare un giro più rapido.
La visita vi porterà anche al Blue Ribbon Garden, il giardino situato sul tetto. È un’oasi urbana sospesa tra le pareti d’acciaio, dove si trova anche una bellissima fontana a forma di rosa dedicata a Lillian Disney.
The Broad: l’alveare dell’arte pop
Proprio accanto alla Walt Disney Concert Hall c’è The Broad, il museo d’arte contemporanea che sembra avvolto da un nido d’ape bianco (anche se onestamente per me assomiglia di più a una grattugia). La collezione è composta per lo più da blockbuster dell’arte pop (Koons, Basquiat, Warhol, Lichtenstein).
A dire il vero, il museo è fin troppo “pop”, ma è comunque divertente fare un rapido giro, durante cui è anche possibile vedere i depositi del museo (“the Vault”).
Attenzione: l’ingresso è gratuito ma bisogna prenotare!
La visita alla collezione permanente è gratis, mentre le mostre temporanee sono a pagamento. Ricordatevi però di prenotare ben per tempo i biglietti gratuiti sul sito ufficiale, soprattutto se volete vedere le famose Infinity Mirrored Rooms, le stanze di specchi e luci di Yayoi Kusama.
L’alternativa: il MOCA
Se siete appassionati “duri e puri” di arte contemporanea, The Broad potrebbe farvi storcere un po’ il naso. Se cercate un’alternativa “più seria”, dall’altra parte della strada troverete il MOCA, sempre con ingresso gratuito. Onestamente però non vi consiglio di trattenervi troppo a lungo in nessun museo: abbiamo tante cose da fare oggi!
Bunker Hill Steps e Angels Flight
Per scendere da Bunker Hill verso il cuore di Downtown (l’Historic Core), avete due opzioni alternative:
- Bunker Hill Steps: Una monumentale scalinata urbana progettata da Lawrence Halprin e ispirata a Piazza di Spagna. È molto scenografica, ma esiste un’alternativa più comoda e divertente.
- Angels Flight: la funicolare più corta del mondo. In funzione dal 1901 (con un’interruzione nel 1969 e la riapertura nella sede attuale) è comparsa in più di 100 film. Dopo una chiusura per motivi di sicurezza nel 2013, il suo celebre cameo nel film La La Land ha fatto esplodere l’interesse del pubblico, portando alla riapertura nel 2017.
Info pratiche per la visita: il viaggio dura meno di un minuto e costa 1 dollaro e mezzo (75 centesimi con TAP LA). È un’esperienza super turistica, ma decisamente divertente e comoda.
Zona 2: l’Historic Core
Appena scesi da Angels Flight si atterra in un altro mondo. Bunker Hill era silenziosa e asettica; qui invece c’è musica a tutto volume, odore di cibo, predicatori di strada con i megafoni e palazzi che sembrano usciti da un romanzo di Ellroy.
In pochi isolati c’è una concentrazione di teatri splendidi (originariamente sale cinematografiche, ne ho parlato anche nel mio articolo sulla Los Angeles del cinema) e palazzi storici che non ha eguali a Los Angeles, se non addirittura in tutti gli Stati Uniti. Siamo nella Los Angeles dei cinema pre-hollywoodiano, dei palazzi Art Déco, della grandezza passata che convive con un presente “ruvido”.
Il Million Dollar Theater e il Grand Central Market
Angels Flight vi lascia su Hill Street, di fronte all’entrata secondaria del Grand Central Market. Se proseguite sulla 3rd Street e girate a destra su Broadway, vi ritrovate davanti il Million Dollar Theater, con la sua facciata in stile Churrigueresco (un barocco spagnolo ultra-carico, o per meglio dire un delirio di sculture in terracotta). Poco oltre c’è l’ingresso principale del Grand Central Market, un caos organizzato di neon e cucine del mondo. Troverete DI TUTTO: vi consiglio di pranzare qui.



Il Bradbury Building
Usciti dal mercato, attraversate Broadway e entrate in quella che da fuori sembra quasi una scuola elementare in mattoni rossi. L’interno è completamente diverso: con capolavoro vittoriano con gabbie di ferro battuto, scale geometriche, lucernari, dettagli in legno. Se avete un déjà-vu è normale: è stato il set di tanti film, in particolare il finale di Blade Runner. L’accesso è consentito fino alla prima rampa di scale, dopodiché la sicurezza vi rimbalza senza tanti complimenti.
La discesa lungo Broadway: il Theatre District
Camminando verso sud su Broadway, entrate nel Broadway Theatre District. Negli anni ’20 e ’30 c’erano 12 teatri attivi in meno di un chilometro.
Arcade Building
Una galleria commerciale coperta ispirata a quelle ottocentesche di Londra e Milano. Un ponte architettonico tra l’Europa e la LA commerciale degli anni ’20. C’è un altro accesso su Spring Street.
Los Angeles Theatre
Il teatro preferito di Charlie Chaplin, che pagò di tasca sua la fine dei lavori nel 1931 per proiettare la prima di Luci della Città. Gli interni imitano Versailles: specchi, fontane di marmo e sfarzo puro, oggi visibili solo durante eventi speciali o i tour guidati.
Clifton’s Republic
Al 648 di Broadway. Purtroppo questo locale ha chiuso da un po’, si spera solo temporaneamente. Era un pezzo di storia: nato negli anni ’30 come caffetteria “Pay-What-You-Can” durante la Grande Depressione, di recente era un locale un po’ surreale con un albero di sequoia finto gigante di tre piani al centro e animali tassidermizzati.
Apple Tower Theatre
Era un cinema del 1927 completamente abbandonato e ridotto a un rudere; Apple lo ha rilevato e trasformato in uno dei suoi store più spettacolari al mondo, mantenendo intatti il balcone del teatro, gli affreschi sul soffitto e lo schermo. Entrate, ne vale la pena.
Orpheum Theatre
Proseguendo ancora di pochi passi trovate l’insegna al neon più famosa di Broadway. Inaugurato nel 1926, l’Orpheum Theatre era un tempio del vaudeville e della musica che ha visto esibirsi, tra gli altri, Judy Garland, Ella Fitzgerald e un giovanissimo Stevie Wonder.
Eastern Columbia Lofts
Poco più avanti vi imbattete in una straordinaria facciata Art Déco color turchese e oro. È l’Eastern Columbia Building, costruito negli anni ’30 per essere sede di uffici. Oggi ospita loft di lusso, a conferma della gentrification che convive con la povertà estrema dei marciapiedi sottostanti. Johnny Depp qui possedeva cinque loft comunicanti, in cui ha vissuto nel corso del suo breve e a dir poco travagliato matrimonio con Amber Heard.
Risaliamo: hotel storici, architettura e libri
Arrivati a questo punto tornate indietro fino alla 7th e girate a destra su Olive Street.
Hotel Per La (Autograph Collection)
Ben presto trovate una facciata neoclassica: è uno splendido hotel ospitato nell’ex sede della Bank of Italy di A.P. Giannini (che poi divenne Bank of America). L’edificio, risalente al 1922, conserva intatti i soffitti a cassettoni blu e oro dipinti a mano, i dettagli in marmo e l’immenso caveau.
Downtown non è una delle mie zone preferite in cui dormire, ma per il fascino di quest’hotel (e per la sua magnifica piscina sul tetto!) farei molto volentieri un’eccezione.
Se siete interessati a quest’hotel, contattatemi: posso assicurarmi che riceviate un trattamento VIP con
- Omaggio di benvenuto
- Colazione gratuita
- Credito di $ 100 da spendere nei bar e nel ristorante dell’hotel
- Early check-in e late check-out (secondo disponibilità)
- Upgrade della camera (secondo disponibilità)
Millennium Biltmore Hotel
Proseguite, girate a sinistra sulla 6th Street e a destra su Grand Avenue: in breve vi trovate davanti all’ingresso del Millennium Biltmore Hotel. Questo colosso degli anni ’20 è un pezzo fondamentale della storia del cinema: oltre alle cerimonie degli Oscar che ha ospitato negli anni Trenta, la leggenda narra che il primo bozzetto della famosa statuetta sia stato disegnato proprio su un tovagliolo del Biltmore durante il banchetto di fondazione dell’Academy. Nella lobby si respira puro sfarzo stile Vecchia Hollywood.
LA Central Library
Girate a sinistra sulla 5th ed eccovi alla Central Library. Già dall’esterno si capisce che non è una biblioteca qualunque: la torre rivestita di mattonelle colorate e i bassorilievi sulla facciata fanno pensare più a un tempio che a un edificio pubblico. Il tema che attraversa tutta la struttura, sia all’esterno sia all’interno, è la luce della conoscenza. Vale la pena entrare anche solo per cinque minuti.

The Last Bookstore
Uscite dalla Central Library, girate a destra sulla 5th, proseguite per alcuni isolati e girate a sinistra su Spring Street. Qui dentro c’è il tempio dei libri usati e dei vinili di Los Angeles. Ospitata in un’ex banca (noterete i pilastri marmorei), The Last Bookstore non è una semplice libreria ma un’enorme installazione artistica, con tunnel costruiti con vecchie enciclopedie e sculture di pagine che volano.
Old Bank District
Usciti dalla libreria, risalite lungo Spring Street. Il tratto di strada tra la 5th e la 4th all’inizio del Novecento era conosciuto come la “Wall Street del West”. Sfilerete davanti a El Dorado Lofts (un tempo hotel di lusso, oggi condominio di design) e al Continental Building (il primo vero grattacielo di LA, risalente al 1904, alto “ben” 12 piani). Lo stile architettonico più austero di questa zona, con le sue strutture in cemento e acciaio, hanno fatto dell’Old Bank District una convincente finta New York per film come Seven e Spider-Man.
Il gran finale dell’Historic Core: la vista gratuita dalla City Hall
Raggiungete la City Hall (il Municipio, classe 1928), la torre bianca che avete sicuramente visto in tanti film e serie TV. Entrate dall’ingresso principale dei visitatori su Main Street, passate i controlli di sicurezza (tenete a portata di mano il passaporto) e chiedete di salire alla Mayor Tom Bradley Room, al 27° piano.
Godrete di una vista a 360° gradi sulla città. L’accesso è gratuito ed è aperto solo nei giorni feriali e in orario di ufficio (fino alle 17).
Zona 3: Little Tokyo e l’Arts District
Lasciatevi alle spalle la bianca mole razionalista del Municipio e camminate verso est, rigorosamente lungo la 1st Street (non scendete oltre). In meno di dieci minuti il panorama cambia di nuovo, i grattacieli si allontanano e i marciapiedi si popolano di lanterne rosse, scritte in kanji e magazzini di mattoni industriali.



Little Tokyo: la bolla nippo-americana
Fondata alla fine dell’Ottocento, Little Tokyo è uno dei soli tre quartieri giapponesi ufficiali rimasti negli Stati Uniti.
La zona pedonale di Japanese Village Plaza è deliziosa, con i tetti tradizionali e i gatti della fortuna. Troverete anziani che gestiscono negozi tradizionali (come Fugetsu-Do, attivo dal 1903, che vende mochi e altri dolci) accanto ad altre attività più “pop”, legate ad anime, manga, gadget vari e skincare.
Qui si viene anche e soprattutto per mangiare. Se amate il ramen o il sushi, evitate i posti acchiappaturisti all’ingresso della piazza e infilatevi nei vicoli laterali. [Nota per il futuro: su Little Tokyo scriverò a una breve una guida specifica, perché merita un capitolo a parte].
Arts District: l’ipergentrificazione tra mattoni e caffè da 9 dollari
Proseguite verso est, sempre lungo 1st Street. Oltrepassata Alameda Street, entrate ufficialmente nell’Arts District. Negli anni ’70 questa zona di ex fabbriche tessili e magazzini ferroviari abbandonati era una terra di nessuno, occupata abusivamente da artisti in cerca di spazi enormi a basso costo. Oggi è uno degli epicentri della gentrificazione di Los Angeles, con i prezzi delle case in costante aumento e progetti di sviluppo “in altezza” di immobili di lusso, che inevitabilmente cambieranno il volto del quartiere.
Qui vedrete vecchi binari del treno che affiorano dall’asfalto, muri completamente coperti da murales monumentali, vecchie strutture industriali riconvertite in gallerie d’arte d’avanguardia (come la mastodontica Hauser & Wirth), caffetterie con specialty coffee da 9 dollari, micro-birrifici artigianali e boutique di moda.
È un quartiere affascinante ma profondamente elitario, dove i designer locali convivono a un isolato di distanza dal degrado urbano. Camminare qui di giorno è piacevole e sicuro, ma come già detto nell’introduzione, se decidete di trattenervi oltre il tramonto o tornare qui la sera per cena o per una birra, per esempio da Angel City Brewery, ricordate la regola d’oro: niente passeggiate. Arrivate in Uber e ripartite in Uber direttamente dall’ingresso del locale.
[Anche all’Arts District dedicherò a breve un approfondimento!]
Posso darti una mano per il tuo viaggio?
Sono una travel advisor indipendente, contattami per il tuo viaggio su misura, hotel con condizioni vantaggiose o anche solo per qualche consiglio!
DTLA non è pericolosa in modo assoluto, ma la sicurezza varia anche di tanto da un isolato all’altro. Seguendo le vie principali di giorno l’itinerario è sicuro, ma è fondamentale evitare del tutto la zona di Skid Row e di girare a piedi dopo il tramonto.
Bisogna evitare tassativamente il quadrilatero di Skid Row, compreso tra 3rd Street, 7th Street, Alameda Street e Main Street, dove si concentra una grave crisi di marginalità sociale.
L’itinerario completo da Bunker Hill all’Arts District richiede circa una giornata intera (il percorso è lungo circa 6 km e prevede varie tappe). Può essere accorciato saltando i musei o l’interno di City Hall.
No, l’itinerario a piedi va fatto rigorosamente di giorno, preferibilmente nei giorni feriali. Se desideri frequentare i locali di DTLA o dell’Arts District la sera, muoviti esclusivamente con Uber o Lyft facendoti lasciare davanti all’ingresso.